Il cogito e il tempo: occhiali per il mondo

In origine fu la necessità del dubbio scettico. L’architetto del sistema filosofico della nuova epoca rinascimentale fu Renè Descartes, che proprio sulla meditazione del dubbio costruì il metodo (regole di evidenza, analisi, sintesi, enumerazione ed esperienza) per la comprensione del mondo. Cosa ci assicura che la realtà sia così e non altrimenti? In base a quale inconfutabile certezza ci sono date l’assolutezza del tempo, la creazione del mondo ab aeterno oppure ex nihilo? Non potrebbe un genietto maligno, le malin, aver inscenato la geografia spazio-temporale e perseverare costantemente nell’inganno? L’unica via d’uscita al “dubbio disperato” (E. Husserl, Meditazioni cartesiane) è la certezza del pensiero pensante, su cui si fonda la consistenza dell’essere. Il tempo e il suo imprescindibile correlato, lo spazio, sono qualità delle sostanza estese, modalità con cui le sostanza pensanti (le intelligenze finite degli uomini) si rapportano alle sostanze estese. Tutto ciò grazie al sostegno dell’unica sostanza assoluta, che per esistere non ha bisogno che di se stessa, Dio.
Il tempo rientra dunque come modulazione dell’immane dilatazione del cogito, coordinata dell’ordine geometrico stabilito dal soggetto pensante per il mondo, ente di ragione – certo – eppure in grado di dare una forma regolare all’universo. Lo spazio-tempo cartesiano divengono la chiave di interpretazione del cosmo, dall’origine della vita con la teoria dei vortici , all’alternarsi delle maree.

La lente del soggettivismo e del meccanicismo fu tornita in maniera ancor più sottile da Baruch Spinoza: la sostanza è unica, coincide con l’ordine dell’universo esistente ab aeterno, con la necessità che governa il rapporto tra Natura naturans e Natura naturata. Il mondo qui rischia di scomparire – dirà Hegel più tardi – per risolversi nell’unica sostanza di cui Tempo e Spazio non sono che modalità. Spinoza non muove, come Descartes, dal cogito eppure vi ritorna, percorrendo il viaggio che dall’Intelletto di Dio passa attraverso l’intelletto e le passioni dell’uomo per fare ritorno alla sostanza unica e indivisibile: un immenso oceano perfettamente conoscibile, rispetto al quale il tempo e lo spazio del mondo rischiano di sembrare poco più che delle increspature.