Islam: il tempo come preghiera

La verità che nel cristianesimo si è fatta carne, nell’Islamismo si fa libro, il libro della rivelazione dell’unico Dio (Allah) al profeta Muhammad tra il 612 e il 632 dell’era cristiana. La fuga del profeta dalla Mecca verso Medina (16 luglio del 622) segna lo spartiacque temporale del calendario islamico.
I cinque pilastri su cui si fonda l’Islam, la professione di fede, la preghiera, l’elemosina, il digiuno e il pellegrinaggio alla Mecca, conferiscono al tempo del musulmano la caratteristica di essere tempo di Dio: la preghiera e la professione vengono recitate cinque volte al giorno (alba, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e sera) precedute dalla purificazione e dal rituale; il digiuno si pratica nel mese di Ramadan, quando si tratta di dare significato pregnante al tempo astenendosi durante il giorno dal cibo, dai piaceri, dalle medicine e dai profumi (II sura); il pellegrinaggio, da compiersi almeno una volta nella vita, è costituito da rituali e forme simboliche di ripetizione (si compie sette volte il percorso, si gettano sette sassolini) che richiamano il legame diretto con quanto scritto nel Corano, la ri-attualizzazione della scrittura.
Il tempo coranico è dunque uno stretto richiamarsi tra tempo di Allah e tempo del fedele, in cui il secondo cerca costantemente di adeguarsi al primo secondo un’adesione spirituale e fedele alla legge ad un tempo. Il momento che rappresenta forse meglio il tentativo di adeguare tempo di Allah e tempo dell’uomo è la Notte del destino, la notte in cui l’Arcangelo ha dettato al profeta i primi versetti, notte in cui nessun fedele deve dormire ma vegliare e attendere: coincide con la ventiseiesima notte del mese di Ramadan.
“1. Certo, certo, lo abbiamo fatto scendere su di lui nella notte del destino!
2. Che ti farà mai capire cosa sia la notte del destino?
3. La notte del destino è più importante di mille mesi assieme!
4. Discendono gli angeli e lo spirito, in quella notte, col permesso del Signore e con ordini per ogni cosa.
5. Ed è subito gran pace, fino allo spuntare del giorno!”
(Corano, sura XCVII)