Buddhismo: il tempo del destino

Nel Buddhismo, la dottrina rivelata a Buddha, l’Illuminato, vi è una concezione ciclica del tempo in quanto non esiste l’idea di un’origine e di una fine. La datazione del calendario parte dalla nascita del Buddha (corrisponde ca. al 560 a.C.). Il calendario è lunare, con l’aggiunta di un mese intercalare per accordarlo con il mese solare. Le stagioni, fortemente divise fra estate e stagione delle piogge nelle aree di maggior diffusione del buddhismo (India, Sri Lanka, Tibet, Cina, Giappone), determinano una diversa scansione delle feste tradizionali.
Nei Tre Canestri (Tripitaka) che raccoglievano le pergamene degli scritti sacri sono esposte le Quattro Nobili Verità rivelata al Buddha: universalità del dolore, il desiderio come causa del dolore, l’eliminazione del desiderio come rimedio (raggiungimento del Nirvana), il sentiero a otto vie per raggiungere la saggezza e la salute.
Il tempo secondo il buddhismo è caratterizzato dall’impermanenza, dal divenire continuo della catena delle cause e degli effetti e dalla predisposizione del destino che determina la vita e la sorte della coscienza (Karma). Non vi è la concezione di un essere eterno, fuori dal tempo: il tempo è il divenire dell’anima umana, il suo trovarsi nel dolore e il suo liberarsi dal dolore. Quasi un tempo senza Dio, del quale poco o nulla si dice, eppure sembra di poter dire che nel buddhismo più che di fronte a una deificazione del Tempo, ci troviamo di fronte a una temporalizzazione dell’Assoluto.